L’ANSIA HA ANCHE UN LATO POSITIVO, ECCO QUALE


L‘ANSIA HA ANCHE UN LATO POSITIVO, ECCO QUALE

Nel suo nuovo libro lo psicologo Umberto Longoni analizza quest’emozione da un nuovo punto di vista. Per trarne il meglio, sapendola sfruttare bene e ridimensionandola

Per qualcuno l’ansia è come un drago minaccioso e invincibile, che chiude lo stomaco, opprime il petto, paralizza. Il fatto è che maggiore importanza daremo a questo mostro, più ne resteremo suoi schiavi. In altre parole, le mille paure degli ansiosi possono diventare un freno alla vita.

La buona notizia, però, è che quest’emozione cela anche aspetti positivi. Basta cambiare punto di vista. Ne è convinto lo psicologo e sociologo Umberto Longoni, che per Franco Angeli pubblica il libro L’ansia non è un difetto, analizzando l’emozione dell’ansia da un nuovo punto di vista. E che non è un difetto lo dimostra anche un recente studio canadese della Lakehead University, secondo cui le persone ansiose sarebbero più intelligenti. Una “rivincita” che ovviamente vale se non diventa ossessione.

Dottore, in che modo l’ansia può essere anche positiva?
L’ansia non va considerata un difetto: è sempre un segnale, un avvertimento e talvolta quasi un’amica che ci “dice” qualcosa di importante per la nostra vita. A volte, infatti, indica i nostri limiti, quello che possiamo o non possiamo fare. Oppure ci prepara a una particolare prestazione, non solo sportiva, mettendo in azione mente e corpo. Talvolta, invece, comunica che siamo sotto stress e magari ci invita a rallentare i ritmi o, magari, rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione affettiva, sentimentale o professionale che non ci va più bene. Naturalmente l’ansia può essere anche specchio di paure, spesso esagerate, che dovremmo impegnarci a superare o la manifestazione di un conflitto profondo, magari perfino del timore dell’abbandono e della solitudine: ma anche in questo caso la sua funzione é positiva, perché ci avvisa che sarebbe necessario diventare più forti, più sicuri o migliorare l’autostima. A volte anche seguendo un necessario percorso psicoterapeutico.

Andando a monte: che tipo di emozione è l’ansia?
Si tratta di un’emozione indefinita che, infatti, si manifesta in vari modi, mostrando moltissime facce diverse. A volte arriva come una paura senza apparente motivo, procurandoci spiacevoli sintomi fisici e psichici. Ma non è inconsueto che l’ansia coincida con stanchezza, malavoglia, energie azzerate, uno strano vuoto difficile da riempire: in questo caso assomiglia di più alla depressione. Oppure si manifesta in varie, possibili manifestazioni psicosomatiche: gastrite, cefalea, colon irritabile, eczema, orticaria sono soltanto alcuni esempi.

Che soggetti colpisce e perché?
I soggetti colpiti non si possono inserire in categorie precise: certamente le persone più sensibili la patiscono spesso, perché vivono con maggiore intensità ogni emozione e sono molto più vulnerabili.

Può farci qualche esempio di situazione di vita in cui l’ansia può diventare un alleato e non un nemico?
Prima di un esame, di un colloquio di lavoro o una prova per noi importante: da un lato ci prepara alla prestazione, dall’altro ci aiuta a non sottovalutare l’impegno. Come psicologo ho “allenato mentalmente” molti campioni dello sport, specialmente tennisti: se prima di entrare in campo non percepivano po’ d’ansia, mi preoccupavo. Certamente tutto ciò è vero purché non sia troppa! Oppure, ecco un altro esempio in cui l’ansia ci è alleata: frequentiamo una persona ma, durante ogni incontro con lei, proviamo una strana tensione emotiva che percepiamo negativa. In tal caso l’ansia ci sta dicendo di diffidare o magari, in caso di una relazione d’amore, che lui o lei non è la persona giusta per noi o che “minaccia” certi nostri modi di essere e di pensare. Infine, mettiamo il caso di qualcuno che stia attraversando una fase esistenziale troppo spenta, limitante o routinaria: in questa eventualità la presenza di ansia segnala la necessità di trovare nuovi stimoli, altre passioni o un significato più profondo di vita.

Secondo un recente studio canadese della Lakehead University le persone ansiose sarebbero più intelligenti. Quanto di vero c’è in questa affermazione?
Effettivamente cito anch’io nel mio libro questa ricerca. Credo vi sia un fondo di verità perché le persone intelligenti riflettono molto e a volte, quindi, finiscono per pensare troppo. Questi pensieri producono un’ansia anticipatoria, che diventa una difesa da eventuali situazioni spiacevoli future che le persone immaginano quasi come fossero “vere”. Per fortuna, non è affatto detto che si verifichino.

Spesso noi donne siamo più ansiose degli uomini; c’è una ragione scientifica?
Riferendomi allo studio appena citato, potrei rispondere che le donne sono più intelligenti! Comunque, a parte motivazioni dovute ai flussi ormonali che di certo influenzano l’umore femminile, occorre tenere presente la maggiore sensibilità delle donne e la loro tendenza a usare il cervello in modo differente, forse più completo, di noi uomini, spesso privilegiando l’emisfero destro, quello che generalmente viene indicato come più intuitivo e meno logico. Ciò significa che sembrano più in contatto con le proprie emozioni e a volte, quindi, ne sono sopraffatte. Non è un caso che le donne piangano di più e, di solito, siano maggiormente dotate di empatia.

Cosa fare invece quando l’ansia diventa ossessione e ci paralizza?
Quando assume manifestazioni esagerate o troppo limitanti diventa essenziale correre ai ripari al più presto possibile perché, se non viene capita nel suo significato, elaborata e controllata, tende a peggiorare. Emblematica è la situazione che nel mio libro ho definito “ansia dell’ansia”: cioè la paura di avere l’ansia che genera l’ansia stessa. In tali casi è necessario rivolgersi allo psicoterapeuta che aiuterà a svolgere un lavoro di comprensione delle motivazioni dell’ansia, utilizzando anche specifiche tecniche psicologiche ed eventualmente consigliando l’aiuto di uno psichiatra per una terapia farmacologica di sostegno.

Quali sono le migliori strategie per combattere l’ansia quando, appunto, diventa negativa?
Determinate tecniche come il Training Autogeno si rivelano spesso di grande aiuto: a volte migliorano la situazione, altre la risolvono. Tuttavia è necessario anche cambiare modo di pensare, rendendosi conto che di frequente sono gli atteggiamenti negativi e certi pensieri responsabili dell’ansia. Ad esempio, l’ansia ha tipiche caratteristiche, una fondamentale: più ci si pensa, più aumenta. Meno importanza le si dà, meno effetti negativi produce.
di MARZIA NICOLINI
FONTE: IODONNA.IT


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