PSICOSOMATICA: QUANDO LE EMOZIONI INFLUISCONO SUL CORPO


PSICOSOMATICA: QUANDO LE EMOZIONI INFLUISCONO SUL CORPO

Quante volte ci siamo sentiti dire dal nostro medico o da altri specialisti che soffriamo di una malattia per cause psicosomatiche? Ma che cosa vuol dire esattamente questo termine e che cosa ci dice in più sulla malattia e sulla sua diagnosi?

La psicosomatica è la disciplina che studia le relazioni tra mente e corpo, tra psiche e soma, tra sensibilità e razionalità e ci aiuta a capire alcuni fenomeni di interazione tra questi due mondi apparentemente così distanti. Gli esempi di questa relazione li sperimentiamo quotidianamente. Ad esempio, non è raro che si possa digerire male un pranzo se si è stressati o di patire gli effetti dell’acidità di stomaco in situazioni di rabbia. Ecco perché è doveroso fare un po’ di chiarezza sulla definizione di psicosomatica e un breve focus su tutto ciò che ruota attorno a essa.

La psicosomatica, quindi, sta tra la medicina e la psicologia, con lo scopo di rilevare e comprendere gli effetti che la mente (psiche) produce sul corpo (soma).

I disturbi e i sintomi psicosomatici
Da quanto appena scritto è evidente come i disturbi psicosomatici siano malattie che possono comportare danni a livello fisico, causati o aggravati da fattori psichici. Inoltre, i sintomi psicosomatici coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. O meglio, come si legge sul sito dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva: “le emozioni negative, come il risentimento, il rimpianto e la preoccupazione possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare”. E ancora: “i pensieri troppo angosciosi, quindi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione persistente il quale può provocare dei danni agli organi più deboli”.

I disturbi psicosomatici possono colpire vari apparati dell’organismo (gastrointestinale, cardiocircolatorio, respiratorio, urogenitale), nonché i sistemi cutaneo e muscoloscheletrico. Insomma, non c’è praticamente una parte del corpo che sia immune dai condizionamenti reciproci o unilaterali tra corpo e psiche.

Le relazioni tra malattie mentali e malattie fisiche
Esistono tre tipi di malattie psicosomatiche:
Quando si patisce sia una malattia mentale (di natura, quindi, psichiatrica) sia fisica;
Quando la malattia psichiatrica è una conseguenza di quella fisica o del suo trattamento (ad esempio, la depressione come effetto del cancro);
Quando si ha a che fare con i disturbi somatoformi, ovvero disturbi psichiatrici che si ‘visualizzano’ attraverso i problemi fisici.
Da ciò, quindi, è evidente come i disturbi psicosomatici siano manifestazioni di squilibrio fisico in cui la componente emotiva ha una forte influenza.

Le tipologie di disturbi somatoformi
Una prima tipologia di disturbo somatoforme è il disordine dismorfico del corpo, ossia l’ossessione o la preoccupazione per un difetto minore o immaginario (come le rughe o i seni piccoli) che provoca una forte ansia e può influire sulla quotidianità. Il disturbo di conversione, invece, si ha quando sono coinvolti i movimenti e i sensi ma senza che si sia individuata una causa fisica. Tra i sintomi più gravi e frequenti le convulsioni, la cecità e la paralisi. L’ ipocondria – il disturbo forse più famoso – è la paura di avere una malattia grave. Le persone ipocondriache spesso fraintendono le funzioni normali del corpo o sintomi minori come gravi campanelli di allarme. Poi c’è il disturbo di somatizzazione, ovvero quando situazioni quali la diarrea, il mal di testa o la eiaculazione precoce non derivino da cause fisiche. L’origine dei disturbi somatoformi, pur sottolineando che non sia ancora nota del tutto, può essere genetica o emozionale (ansia, traumi, abusi, stress…).
Per quanto riguarda l’incidenza, a quanto pare sono le donne a essere più propense degli uomini ai disturbi somatoformi. I sintomi, di solito, cominciano a 30 anni e persistono per diverso tempo. Non esiste, infine, una cura per i disturbi somatoformi: il trattamento si concentra sulla creazione di un rapporto coerente solidale tra il paziente e il proprio medico, oppure affidandosi ad uno psichiatra.

Il consiglio? Come sempre è prendere nota dei propri sintomi e rivolgersi, innanzitutto, al proprio medico di fiducia.
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